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Il cielo stellato ha, da sempre, affascinato chiunque lo guardasse con la sua misteriosa bellezza e i suoi spettacoli mozzafiato. Ma come fanno gli studiosi a riconoscere tutte quelle costellazioni? È facile perdersi in quel mare infinito di stelle, se non si sa come osservarlo correttamente. Presso il Piazzale dell’Astronomia ti verranno svelati i misteri del cielo: due sere a settimana impariamo insieme a leggere le stelle con telescopi e puntatori laser, scoprendo i loro nomi e la loro storia mitologica; inoltre, organizziamo escursioni e passeggiate notturne con lettura del cielo in posti panoramici ed evocativi. Potrai assistere a meravigliosi spettacoli come la pioggia di meteore, la luna nelle sue fasi più belle e tanto altro ancora. Contattaci per saperne di più!

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La Rosa dei Venti è la rappresentazione schematica dei punti cardinali: Nord, Sud, Est e Ovest e delle direzioni da questi determinate, diffusasi a partire dalla Repubblica di Amalfi, ai tempi delle Repubbliche Marinare. Nel modello sopra una versione a 32 punte e i nomi dei relativi Venti.
I nomi delle direzioni NE, SE, SO e NO derivano dal fatto che la rosa dei venti veniva raffigurata, nella cartografia del Mediterraneo, al centro del Mar Ionio che diveniva così anche il punto di riferimento per indicare la direzione di provenienza del vento, ossia delle navi che anticamente erano spinte dai venti portanti che provenissero dalla loro poppa.
In quella posizione, le navi che provenivano da NE, giungevano approssimativamente dalla Grecia, che comprendeva anche la parte meridionale delle coste balcaniche e la Turchia orientale, da cui il nome Grecale per la direzione NE-SO; da SE giungevano navi provenienti dalla Siria, da cui il nome Scirocco per il vento da SE; a SO vi è la Libia, nome che anticamente definiva anche la Tunisia e l’Algeria, da cui il nome Libeccio per il vento da SO verso NE.
Infine da NO giungevano le navi salpate da Roma, la Magistra, da cui deriva il nome del vento che soffia da NO, Maestrale: la via “maestra” era infatti, fin dall’epoca romana, la via da e per Roma. Questi quattro venti con quelli che provengono dai quattro punti cardinali formano la rosa dei venti a 8 punte.
Diverse sono le ipotesi sull’origine del nome tramontana (spesso erroneamente associato al “tramonto”), soprattutto legate alle diverse tradizioni locali:secondo alcuni il nome deriva dalla locuzione latina intra montes o trans montes (ovvero al di là dei monti) riferita al fatto che spira dal cuore delle Alpi, ovvero dal nord storicamente conosciuto dai romani. Secondo una diversa tradizione il nome deriva dal paese di Tramonti (gli abitanti di Tramonti si chiamano Tramontani), situato a nord di Maiori; paese della repubblica marinara di Amalfi, il nome si sarebbe diffuso con le bussole che gli amalfitani usarono per primi in occidente. Nelle bussole non erano riportati i punti cardinali ma i venti, da cui il nome ancora diffuso di rosa dei venti per la stella di puntamento al centro del quadrante.

 

Ogni bussola recava, sullo sfondo, l’immagine di una rosa dei venti a 32 punte. L’orizzonte veniva così suddiviso in trentadue parti, che prendevano il nome di quarte; esse servivano come unità di misura approssimativa nelle manovre di accostamento (es: accosta due quarte a dritta).Per la forma che assumono nel disegnarle, prendono anche il nome di rombi.

Uno dei più grandi astronomi dell’antichità fu Ipparco di Nicea, vissuto intorno al 130 a.C.
Il suo nome è legato in modo particolare agli Equinozi. Nel 134, a seguito dell’apparizione di una stella nova, decise di compilare un catalogo in cui registrare la posizione di tutte le stelle visibili e note. Confrontando i suoi calcoli con quelli tramandati da precedenti e più antiche osservazioni, si rese conto che tutto il sistema di riferimento delle coordinate aveva subito una sorta di slittamento.
Poiché riteneva che la differenza riscontrata non potesse essere addebitata ad errori di osservazione, coinvolgeva la quasi totalità delle stelle e si ripercuoteva maggiormente sulla loro longitudine arrivò alla conclusione che il sistema di riferimento delle coordinate delle stelle non era invariabile, ma soggetto ad un lentissimo, secolare spostamento.
Tale fenomeno oggi noto con il termine Precessione degli Equinozi, (precessione sta a significare che il punto degli Equinozi, che veniva, ed è tutt’ora, assunto quale punto di riferimento per le longitudini celesti, ogni anno si sposta di una minima quantità andando incontro al Sole, per cui la sua data tende ogni anno a verificarsi un po’ prima dell’anno precedente) fu in seguito spiegato e dimostrato da un altro grande della Scienza, forse il più grande di tutti, Newton, grazie alla Teoria della Gravitazione Universale che prevedeva necessariamente, nella sua applicazione al sistema Terra-Luna-Sole-Pianeti, un tale evento. Per individuare la data esatta del verificarsi dell’Equinozio, l’astronomo greco ideò uno strumento semplicissimo oggi noto come Cerchio di Ipparco.
Poiché l’Equinozio è il momento in cui il Sole, passando dall’emisfero Nord a quello Sud (o viceversa), giace esattamente sulla verticale dell’Equatore terrestre, se disponessimo un cerchio perfettamente parallelo all’Equatore in tale occasione, e solo in tale occasione, l’ombra proiettata dal cerchio su una qualunque superficie piana assumerebbe rigorosamente la forma di una linea (Vedi Fig. 1), intersezione tra il piano del cerchio e il piano della superficie e l’ombra della parte alta del cerchio si proietterebbe esattamente sul bordo interno inferiore che, a differenza degli altri giorni, risulterebbe non illuminato ; in tutti gli altri giorni dell’anno il cerchio proietta un’ombra a forma di ellisse più o meno schiacciata (Fig. 2).

Il quadrante è uno strumento che può essere utilizzato per misurare l’altezza angolare di un corpo celeste rispetto alla linea dell’orizzonte. Esso ha una forma di quarto di cerchio, per misurare il valore di un angolo da 0 a 90°.
Tale strumento serviva di supporto specialmente alla navigazione. Esistono vari tipi di quadranti, il modello qui riprodotto è un quadrante mobile: lo strumento può ruotare in modo che con uno dei suoi due lati sia possibile traguardare l’astro, e quindi leggere l’angolo rispetto ad un filo a piombo, utilizzato come “lancetta” di misurazione.
Storia
L’origine viene fatta risalire ai Caldei ed ai Babilonesi. Tolomeo nel II secolo d.C. conosceva già questo strumento, ma prima di lui ne avevano fatto uso Ipparco di Nicea ed Eratostene. Nell’antichità era molto simile ad una sfera armillare; successivamente (VIII e IX secolo d.C.) gli arabi ne fecero derivare l’astrolabio piano, che fu usato fino all’inizio del Settecento. Cristoforo Colombo lo adoperò durante la prima attraversata verso le Indie.
Anticamente il quadrante era uno strumento fondamentale per gli astronomi, fino all’invenzione del telescopio; aveva diverse dimensioni, alcune erano enormi per fare in modo di dare letture di misurazioni più precise, occupavano intere stanze appositamente costruite.
Anche per i naviganti era uno strumento indispensabile, con il quale, misuravano l’altezza degli astri e potevano di conseguenza fare il punto del luogo in cui si trovavano. Ancora oggi viene usato, anche se con moderne trasformazioni è diventato uno strumento ottico di grande precisione (sestante).

Principio di funzionamento
Se noi con l’occhio puntiamo, attraverso i mirini della struttura, una stella, o il Sole attraverso i due forellini ; possiamo leggere il valore dell’angolo verticale (altezza astronomica) che il filo a piombo indica nella parte curva del settore contrassegnata da una gradazione da 0° a 90°.

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